Lavori - OPIFER - Organizzazione di Psicoanalisti Italiani - Federazione e Registro
 

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WIESBADEN-1932. Composizione grafica a cura del goophys en Zemble (testo di Gianni Guasto, (GIMI) , immagini elaborate da Federico Astengo)

Il Messiah di Haendel.  /  The Messiah by Haendel..  Testo di Marco Bacciagaluppi (GIMI)

La dissociazione.  
Commento di Marco Bacciagaluppi (GIMI)

 

Rousseau.  Testo di Marco Bacciagaluppi (GIMI)

Commenti sui lavori

"Wiesbaden 1932" 


Il mettere in primo piano il piede trafitto è sottolineare che, all'inizio della vita, era Laio a volere uccidere Edipo.  E' quanto mette in evidenza Mark Erickson  (Rethinking Oedipus: An evolutionary perspective of incest avoidance, Am. J. Psychiatry, 150, 411-416, 1993)."

 
Marco Bacciagaluppi

 

 

 

Commemorazione

Commemorazione

Commenti a Alice Miller

Marco Bacciagaluppi

24.04.2010

 

   Ho ricevuto tramite Amazon l’ultimo libro di Alice Miller nella traduzione inglese: Free from Lies (Liberi dalle menzogne), Norton 2009.  L’originale tedesco è: Das gerettete Leben, Suhrkamp 2007.  La traduzione italiana ricalca l’originale tedesco: Riprendersi la vita. I traumi infantili e l’origine del male.  Bollati-Boringhieri, 2009.  Penso che sia di interesse per i soci OPIFER che io ne tragga lo spunto per fare qualche commento sull’autrice.  Questa è anche una sua commemorazione.  Nata in Polonia il 12 gennaio 1923, è morta pochi giorni fa, il 12 aprile 2010, all’età di 87 anni.

   La svizzera Alice Miller proviene da una formazione freudiana classica.  Fin dal suo primo libro, Il dramma del bambino dotato, del 1979, si è occupata con molta partecipazione dei traumi infantili.  La consueta reazione di disapprovazione da parte dell’ortodossia l’ha portata a dare le dimissioni dall’IPA nel 1988.  Nei suoi libri successivi ha contestato radicalmente la psicoanalisi e non ha più voluto essere definita “psicoanalista”.    Prevedibilmente, si è creata una circolarità.  Se lei ignora gli psicoanalisti, anche quelli non ortodossi, loro ignorano lei.  Come nel caso di Fromm, la scomunica ha preso la forma del muro del silenzio.  La Miller ha risposto proseguendo per la sua strada solitaria con una serie di altri libri (sono tredici in tutto), confidando in un suo pubblico affezionato di lettori, col quale è rimasta  in contatto anche mediante un sito web (www.alice-miller.com). 

   Oltre ai traumi infantili, un suo tema costante è la reazione del corpo con sintomi psicosomatici se il trauma non viene guardato, a livello non solo intellettuale ma anche e soprattutto emotivo.  Questo tema viene trattato nel modo più esplicito nel libro Die Revolte des Koerpers, 2004; traduzione inglese: The Body Never Lies (il corpo non mente mai), 2006; trad. it.: La rivolta del corpo, Cortina, 2005.

   Un’altra conseguenza del trauma negato può essere la distruttività.  A p. 50 di quest’ultimo libro la Miller  dice (mia traduzione): “tutti i resoconti dell’infanzia di dittatori e di serial killers da me consultati mostrano senza eccezioni che sono stati vittime di estrema crudeltà, anche se loro stessi lo hanno sempre negato.”  Questa distruttività non è innata ma viene provocata dalle prime esperienze relazionali.  Successivamente si può esprimere nella ricerca di capri espiatori.  Questa dinamica viene descritta estesamente nel caso di Hitler. La Miller si è occupata di lui nella Persecuzione del bambino, poi nell’Infanzia rimossa, nella Chiave accantonata, e ancora una volta in quest’ultimo libro.

   Trovo che tutto il lavoro della Miller è ammirevole.  Lo si può vedere come espressione della cultura matriarcale primordiale, animata da un atteggiamento caregiving, di cura parentale.  Questa cultura è stata soverchiata da 4000 anni da una cultura patriarcale predatoria, che per perpetuarsi deve sottoporre i bambini ad ogni generazione ad una socializzazione violenta.

   L’unico limite della Miller è dovuto al suo isolamento,  che le impediva di avere contatti  con altri autori  che avrebbe trovato congeniali.  Ad esempio, quando afferma che, nella dinamica distruttiva, ciò che si è subito ad opera di qualcuno più forte lo si fa subire a qualcuno più debole, descrive la struttura della personalità autoritaria,  descritta da Adorno e coll. nel loro libro del 1950 dallo stesso nome.  Questo libro è il culmine di anni di ricerche della scuola di sociologia critica di Francoforte, alle quali anche Fromm ha dato importanti contributi.  Fromm stesso ha fatto propri questi concetti nel suo primo libro, Fuga dalla libertà, del 1941.  Per quanto riguarda in particolare l’espressione di questa dinamica nella Germania nazista, a p. 50 del libro che sto commentando la Miller dice giustamente che i seguaci di Hitler condividevano con lui la stessa struttura di carattere.  Ma qui sarebbe stato pertinente citare  il concetto di carattere sociale di Fromm.  Ancora, la Miller non riesce ad andare più a monte della constatazione degli effetti negativi dei traumi infantili. Non si chiede quali ne siano le radici socioculturali, se non per citare il comandamento di onorare il padre e la madre.  Qui sarebbe stato pertinente citare il libro di Riane  Eisler, The Chalice and the Blade, sull’avvento della cultura patriarcale predatoria, per non parlare del Dispotismo orientale di Wittfogel.

   Nonostante il lavoro ammirevole della Miller, il tema dei traumi infantili stenta ad essere recepito dagli analisti.  Passi per i freudiani, ma è sorprendente trovare questa difficoltà anche tra di noi.  Quando, nel maggio 2009, ho aperto un dibattito tra i soci OPIFER sul trauma psichico, è arrivato un solo (sic) contributo.  Questo è la conferma di quanto dice Judith Herman (Trauma and Recovery, p. 7, mia traduzione): “Lo studio del trauma psicologico ha una storia curiosa – una storia di amnesia periodica.”

   Termino con una riflessione sulla morte della Miller, che è in risonanza con il tema del nostro convegno di Ravenna.  In quest’ultimo libro, a p. 41, scrivendo nel 2007, quindi a 84 anni, ha detto, a proposito del processo di invecchiamento: “I will know that I have lived my own, true life” (saprò di aver vissuto veramente la mia vita”.  Lo ha confermato quest’anno.  Ancora nel febbraio, sul web, è comparsa una sua intervista.  E’ stata attiva fino all’ ultimo.